DENDRONATURA N.1 1984

 

1. Schütt P (1984). La moria del bosco (Waldsterben).

 

Riassunto: Sono tracciate sinteticamente le caratteristiche della moria del bosco (Waldsterben); sono analizzate le possibili cause che la determinano. Viene fornito il quadro sintomatologico di cinque tra le specie forestali più comuni: abete bianco (Abies alba Mill.); abete rosso (Picea excelsa Link.): faggio (Fagus silvatica L.); larice (Larix decidua Mill.); pino silvestre (Pinus silvestris L.).

 

Abstact: The characteristics regarding the "pestilence of woods" (Waldsterben) are synthetically outlined; the possible determining factors are analysed. The symptomatologic chart of five of the most common forest species is given: Silver fir (Abies alba Mill.), Norway spruce (Picea excelsa Link.), beech (Fagus silvatica L.), European larch (Larix decidua Mill.), Scotch pine (Pinus silvestis L.).

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2. Pantani F (1984). Sulla composizione chimica delle acque di pioggia in alcune località italiane.

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3. Pedrolli M (1984). "Waldsterben" in provincia di Trento.

 

Riassunto: Sono delineate sinteticamente le attività impostate dal Servizio Foreste di Trento nei riguardi della "moria del bosco" (Waldsterben), sul territorio della Provincia.

Sono seguite tre linee di intervento:

- individuazione, affidata al Personale Forestale, delle piante visibilmente deperienti, estesa a tutto il territorio provinciale;

- analisi di una serie di indicatori biologici (rilievi biometrici e citologici su Picea excelsa Link., densità lichenica etc.), impostata su un reticolo statistico per la determinazione della risposta biologica agli agenti inquinanti;

- studio di aree campione in collaborazione con l'Università di Firenze con lo scopo di definire i parametri fisici e biologici atti ad individuare le cause della moria del bosco.

 

Abstact: The activities set out by the Forestry Service of Trento regarding the "pestilence of the woods" (Waldsterben), on the provinces'territory are synthetically outlined.

Three lines of intervention are followed:

- individualization, entrusted to the Forestry staff, of the visibly deteriating plants, for the extense of the provincial territory;

- analisis by a series of biological indicators (biometric and citologic surveys on Picea excelsa Link., lichen density etc.) set out on a statistical kilometer scale grid to determine the biological responses to the inquinating agents;

- study of sample areas in collaboration with Florence University with the purpose of defining the physical parameters and biological actions to individuate the cause of pestilence of the woods.

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4. Vittori A (1984). Determinazione dei valori di pH in acque piovane raccolte da stazioni meteorologiche del Trentino.

 

Riassunto: Sono svolte brevi considerazioni sui valori del pH rilevati in alcune Stazioni meteorologiche del territorio provinciale, che appaiono, nelle acque raccolte da gennaio a maggio del 1984, nei limiti della normalità.

 

Abstact: Some brief considerations have developed on the pH values taken in some meteorologic stations in the provincial territory that appear in the water collected from January to May 1984 in normal conditions.

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5. Horbeck JW (1981). Pioggia acida: fatti ed errori.

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6. Colpi C (1984). Conseguenze dell'uso del territorio sul regime idrologico dei bacini montani.

Riassunto: L'eliminazione della copertura vegetale e il rimaneggiamento della morfologia dei versanti arrecano severi disturbi ai bacini montani.

L'argomento, già trattato in precedenza sulla rivista con il titolo "Effetti idrologici nell'attività primaria in montagna" (Colpi e Fattorelli, 1982) viene qui ripreso ed ampliato, prendendo in considerazione le conseguenze idrologiche di attività diverse dal semplice utilizzo delle risorse vegetali, quali la costruzione di strade sui versanti e lo sfruttamento turistico della montagna (attività edilizia ed infrastrutture sportive).

Se ne esamina l'impatto sui deflussi e sulla produzione di sedimento nei bacini.

I dati discussi sono ricavati dalla letteratura mondiale, che è generosa di spunti: forse non sempre trasferibile alle condizioni del nostro territorio, resta comunque un sicuro riferimento.

Il rapporto pioggia-deflusso, rappresentando la sintesi del ciclo idrologico a livello di bacino idrografico, ne costituisce elemento caratteristico ed individuale. La sua conoscenza risulta quindi di fondamentale importanza per il gestore delle risorse ambientali.

Determinante nei confronti del tipo, dell'entità, della prontezza delle risposte di un bacino agli eventi meteorici resta il suo "potere serbatoio", cioè la capacità di immagazzinamento d'acqua da parte del suolo. Il ruolo dei terreni nell'idrologia di un versante è dunque fondamentale quello di "volano", di "condensatore" idrico, riserva e sorgente di acqua al tempo stesso.

I suoli dotati di buona possibilità di immagazzinamento sono infatti in grado di "assorbire" le punte di precipitazione e cedere in ritardo l'acqua ai collettori come deflusso di base. Viceversa, «se i suoli di un dato bacino hanno modeste capacità di detenzione idrica, allora i massimi deflussi tendono ad essere elevati, come pure i deflussi minimi tendono ad essere bassi» (Fredriksen & Harr, 1979).

In un bacino montano, dove l'idrologia del versante diviene predominante su quella del collettore, il ciclo dell'acqua viene generalmente interferito da una presenza caratteristica, quella del bosco, che vi partecipa in modo sostanziale.

A livello della copertura vegetale, sede di fotosintesi e fondamento di sussistenza dei sistemi ecologici, ciclo energetico e ciclo dell'acqua si incontrano e interagiscono.

L'energia solare, fondamentale per la fissazione del carbonio nelle piante verdi, è «anche la forza traente per la quale enormi quantità d'acqua sono trasferite dal suolo attraverso le piante evaporate nell'atmosfera come acqua traspirata» (Pierce e Keller, 1980).

Se infatti dell'energia solare che giunge al bosco solo il 2% circa è utilizzato ai fini della fotosintesi (Gosz & al., 1978), le rimanenti disponibilità si distribuiscono parimenti nel riscaldamento dell'ambiente e nel processo di evapotraspirazione.

L'acqua coinvolta nel processo di traspirazione, unitamente a quella evaporata in seguito ad intercettazione da parte della copertura vegetale, la cui importanza quantitativa è stata proprio di recente rivalutata (Pearce e Rowe, 1979; Monteith, 1980; Stewart, 1977), viene in tal modo precocemente restituita all'atmosfera senza risolversi in deflusso incanalato, e costituisce così una perdita di notevole entità per l'intero ciclo idrologico.

Il bosco è dunque una "pompa" dotata di notevole capacità traente che consuma acqua per i suoi bisogni vitali, in misura più o meno spinta a seconda della sua statura, del suo grado di scabrezza, della potenza del suo apparato radicale, della sua vitalità, delle condizioni climatiche ed energetiche dell' ambiente.

Inoltre, i suoli a bosco sono generalmente dotati delle migliori caratteristiche strutturali e quindi di elevata capacità di infiltrazione e di buone possibilità di ritenzione idrica al tempo stesso; sono dunque delle "spugne" pronte ed efficienti, tanto più che, per lo meno nella stagione vegetativa, il continuo consumo d'acqua da parte del soprassuolo vegetale li mantiene costantemente in condizioni di deficit, rendendoli sempre pronti ad ulteriore assorbimento di fronte agli eventi meteorici.

Il deflusso che un versante boscato fornisce al collettore sarà dunque prima di tutto ridotto di entità rispetto all'acqua di pioggia, perché parte di questa viene restituita all'atmosfera per evapotraspirazione, senza giungere al torrente, e sarà poi un deflusso "di base" ceduto con maggiore regolarità e con un certo ritardo, per essere stato prima di tutto "acqua del suolo" ed aver seguito le più lente vie ipodermiche in buona parte del suo cammino verso il fondovalle.

Con questi meccanismi si spiega dunque la nota capacità della foresta di moderare gli estremi di portata, attutendo i picchi di piena (gli idrogrammi di piena rilevabili nei bacini forestali assumono la caratteristica forma più attenuata e più allungata nel tempo) e, viceversa, alimentando i deflussi di base in assenza di precipitazioni.

Come è dunque prevedibile, l'eliminazione della copertura vegetale comporta sempre effetti evidenti sui deflussi, aumento del deflusso totale annuo e delle ondate di piena, spesso accompagnati da manifesti incrementi dei tassi erosivi.

L'argomento è stato già ampiamente discusso in un precedente articolo su questa rivista (Colpi e Fattorelli, 1982), che si

proponeva di puntualizzare le attuali conoscenze sulle ripercussioni sul regime delle acque delle attività di sfruttamento boschivo ed agro pastorale.

Il presente, rifacendosi a quello, lo intende completare, esaminando i problemi idrologici connessi ad attività diverse che possono interessare i territori montani, disturbandone i processi naturali con impatti ben più gravi del semplice sfruttamento del manto vegetale.

Se infatti l'esercizio della selvicoltura ed in genere l'utilizzazione della copertura verde può considerarsi, nella misura in cui i sistemi naturali conservano il sufficiente grado di resistenza, un processo irreversibile, non altrettanto può dirsi per l'insediamento di strutture destinate ad inserirsi nell'ambiente come perturbazioni stabili, infliggendo così modifiche irreversibili alle condizioni originarie.

Ci si riferisce qui alla presenza di strade sui versanti, in buona parte ancora legate all'attività forestale, ma non certo solo a questa, ed in genere agli aspetti connessi allo sfruttamento turistico dei territori montani, dei quali due preoccupano maggiormente l'idrologo, e cioè la creazione di piste da sci e, soprattutto, la costruzione di centri residenziali (la "urbanizzazione" dei bacini).

Ciò che segue, lungi dal voler essere una rassegna completa sull'argomento, è tratto da esperienze riportate nella letteratura recente su questi problemi: se anche non sempre le situazioni riferite sono trasferibili alle nostre, si spera che la loro conoscenza possa costituire un valido punto di riferimento per il tecnico che si trovi ad affrontare tali fenomeni.

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