DENDRONATURA N.2 2002

 

1. Andreatta G (2002). Aspetti selvicolturali e di conservazione degli habitat nella gestione di "Bosco della Fontana" (Marmirolo - Mantova)

 

Riassunto: Il Bosco della Fontana, ubicato in comune di Marmirolo, provincia di Mantova, anche se di modesta superficie (233 ettari circa), costituisce un popolamento forestale di valenza unica in quanto rappresenta l'ultima testimonianza della copertura vegetale che un tempo ricopriva gran parte della Pianura Padana. Intrinsecamente legata alle vicende della famiglia Gonzoga, Signori di Mantova per quasi quattro secoli, la formazione forestale di Bosco della Fontana è giunta sino ai giorni nostri conservando un elevato grado di naturalità, sebbene sia stata interessata in passato da molteplici interventi per mano dell'uomo. Dopo svariati decenni di applicazione di una selvicoltura che si può definire "classica", gli attuali indirizzi di gestione sono orientati verso criteri di conservazione della biodiversità ed in particolare nell'evidenziare il fondamentale ruolo della necromassa legnosa e dei vecchi alberi all'interno di un popolamento forestale.

 

Abstract: The forest of Bosco della Fontana is located within the administrative boundaries of Marmirolo village, in the province of Mantova; in spite of the modest area (about 233 hectares), it represents the last relict of the woods that covered the Po plain in the past. Bosco della Fontana is connected to the vicissitudes of the Gonzaga family, seigneurs of Mantova for four centuries, and is charcterised by a relatively high degree of naturalness although in the past it has been managed in anot always ecologically right way. After many decades of conventional silviculture, the current management aim to preserve biodiversity, highlighting especially the fundamental role of dead wood and ancient trees within the forest.

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2. Biasioli M (2002). Alberi fuori foresta - dialogo internazionale e due casi di studio: Francia e Inghilterra

 

Riassunto: Gli alberi fuori foresta (alberi sparsi, boschetti e sistemi lineari) pur se abbondantemente diffusi sul territorio sono stati fino ad oggi trascurati in ambito politico/gestionale. l dati in nostro possesso su queste formazioni sono scarsi e puntuali. La loro importanza in chiave paesaggistica, ecologica, protettiva e produttiva è tuttavia rilevante, tanto da giustificare l'inizio di un dialogo internazionale sul tema e la conseguente ricerca di maggiori informazioni in materia. Una classificazione per queste formazioni è stata proposta dalla FAO, che ha promosso il primo workshop internazionale sui TOF (Trees Outside Forest). In quest'occasione sono stati presentati due casi di studio riguardanti la Francia e l'Inghilterra, unici paesi europei a poter contare su di un inventario permanente degli alberi fuori foresta, che evidenziano la diffusione e l'evoluzione di queste formazioni e forniscono spunti interessanti nel quadro di una loro considerazione gestionale.

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3. Mustoni A, Nave L, Davini S (2002). Il Progetto LIFE Ursus - Seconda fase di tutela della popolazione di orso bruno (Ursus arctos L.) del Brenta

 

 Riassunto: Il presente studio offre una analisi preliminare dell'utilizzo dello spazio da parte degli orsi bruni (Ursus arctos L.) immessi nel contesto del progetto di reintroduzione iniziato nel 1999 nel Parco Naturale Adamello Brenta.

I dati presentati sono stati raccolti sul campo grazie a tecniche radiotelemetriche basate sulla dotazione degli orsi immessi con radiocollari e marche auricolari trasmittenti.

In particolare sono state analizzate le aree vitali (home range) degli animali, procedendo anche a confronti con quanto osservato in altre esperienze europee comparabili.

Nonostante il carattere preliminare delle analisi, in rapporto alla scarsa conoscenza dell'ecologia della specie indagata e alla attualità delle tecniche utilizzate, il lavoro esposto si propone come un contributo utile alla conservazione dell'orso nell'Europa meridionale.

 

Abstract: The Life Ursus Project - Second phase of protection of the brown bear (Ursus arctos L.) population of Brenta 

Home ranges analisys

This research represents a preliminary analysis of the patterns of space use showed by the brown bears (Ursus arctos L.) released in the Adamello Brenta Natural Park within the reintroduction project started in 1999.

The collection of data has been based on a field activity: the bears, fitted with radiocollars and transmitter ear-targs, were monitored through the radio-tracking method.

The home ranges of the bears were investigated in depth, also making comparisons with the results obtained in other european scientific works regarding bear's spatial behaviour.

Despite its preliminary kind, the study brings new and useful knowledges within both the ecology of the species and the research methods, thus it has a great importance for the bear conservation in the south of Europe.

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4. Salvadori C, Ambrosi P (2002). L'impiego del fucile nella lotta alla processionaria del pino: risultati di prove balistiche

 

Riassunto: Il contenimento delle popolazioni di processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa Den. & Schiff) negli ultimi decenni è stato spesso perseguito per mezzo della lotta balistica, volta all'eliminazione sistematica dei nidi invernali dalle pinete infestate mediante l'azione distruttiva di colpi d'arma da fuoco. I numerosi aspetti negativi connessi a questo tipo di lotta fitosanitaria (sicurezza degli operatori, impatto ambientale, costi elevati, ecc.) hanno indotto gli autori ad intraprendere prove di lotta balistica, con il duplice obiettivo di ottenere da un lato indicazioni tecniche relative alle caratteristiche di alcune attrezzature impiegate in operazioni di questo tipo, dall'altro di valutare le capacità di sopravvivenza delle larve superstiti nel periodo successivo agli spari.

I risultati ottenuti indicano come solo per distanze di tiro inferiori ai 15 m la mortalità larvale sia sufficientemente elevata (maggiore del 50%), in relazione al numero di pallini che colpiscono direttamente il nido. Le larve superstiti hanno inoltre dimostrato la capacità, in assenza di minimi termici particolarmente rigidi, di riparare in breve tempo i nidi lacerati e di continuare lo sviluppo fino alla successiva fase di crisalide.

L'impiego del fucile non risulta quindi supportato da tali risultati quale metodo efficace per l'abbattimento delle popolazioni di processionaria del pino, data la difficoltà oggettiva per i tiratori di rimanere a una distanza dai nidi inferiore alla soglia indicata. Esso può trovare spazio in un'ottica di controllo integrato del fitofago, in sinergia con altri interventi e nelle situazioni in cui questi possano essere difficilmente attuati.

 

Abstract: The pine processionary caterpillar Thaumetopoea pityocampa Den. & Schiff. is one of the most widespread pests in Italian pine stands. Since the 20's the control of this important defoliator has been enforcing by law and many practical methods have been applying.

To evaluate the effectiveness of the ballislic control, which appears very difficult and costly, shots trials against either targets or winter nests were carried out in an Austrian pine plantation. Gunshots were fired af five distances (10, 15, 20, 25, 30 m) and interested more than 100 targets and 36 nests in total.

The results of these studies indicate that only with distances nearer tham 15 m, shots are enough effective on larvae mortality (more than 50%), in relation to the amount of lead shot hitting the nest. Moreover, the breaking of many nests, in absence of very low minimum temperatures, does not seen to reduce the survival of remaining larvae as an indirect consequence of shots.

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5. Corona E (2002). Un monumento xilocronologico primierotto

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6. Caneppele L (2002). Il consumo di olio-catena per motoseghe: una proposta di metodo per valutare

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7. Hellrigl B (2002). Il significato dell'utilizzazione legnosa nel ciclo del carbonio

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8. Unterrichter M, Ciech D (2002). Case di legno: una scelta di salubrità, risparmio e rispetto dell'ambiente

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